Oltre la disabilità, il lavoro come diritto di tutti. La storia di Obiettivo Vita. Storie

Oltre la disabilità, il lavoro come diritto di tutti. La storia di Obiettivo Vita.

  • Scritto da Redazione
  • - 29/10/2017

A volte un ossimoro, troppo spesso un miraggio specie per chi, come R.,  giovane di 25 anni, porta con sé il fardello di una disabilità. Ma il lavoro come diritto per tutti, come espressione della propria identità è il cuore della cooperazione sociale e la Storia di questa settimana ci racconta proprio questo.

Nel nostro viaggio tra le tante esperienze di buona cooperazione sociale della Rete Sol.Co. approdiamo a S.Venerina  (CT) alle  “5 Botti”, un’attività ristorativa e ricettiva realizzata  presso un vecchio palmento ristrutturato nel rispetto della sua storia naturale (rileggi la storia http://www.solco.coop/articolo.php?a=3309), circondato da vigneto e aree verdi, dove la Cooperativa Obiettivo Vita ha scelto di mettere in campo progetti di accompagnamento al lavoro per persone tradizionalmente escluse dal mercato.

A febbraio di quest’anno, infatti,  Obiettivo Vita ha avviato, in collaborazione con il Distretto Socio Sanitario di Acireale e il DSM di Acireale, il progetto Anche Noi utili. Il nome identifica perfettamente l’anima della progettualità, raccontando la capacità di chi è normalmente escluso dai contesti lavorativi di esprimere abilità e competenze, di offrire il proprio contributo allo svolgimento di un’attività economica e sociale di grande pregio.

Anche Noi utili prevede l’inserimento lavorativo in tirocinio formativo di 7  persone con disagio psichico (1 per comune del Distretto) già  seguite dal DSM. Ogni tirocinio ha durata di 9 mesi (finiranno a dicembre perché ad agosto si sono fermati 1 mese) e la cooperativa provvede per 4 gg a settimana a fare il giro mattutino dei punti d’incontro e portarli presso il palmento; lì ognuno dei ragazzi, ha esplicitato, dopo qualche settimana di osservazione e la redazione di un piano d’inclusione individualizzato, il proprio gradimento per una delle attività proposte. Dalla manutenzione delle aree verdi, a quella del vigneto, dal contributo allo svolgimento dei servizi ristorativi fino alla cura del cavallo,  anche lui protagonista di una piccola storia di inclusione perchè sequestrato per maltrattamenti, utilizzato per le corse clandestine…destinato al macello e oggi invece compagno degli operatori e dei clienti delle “5 Botti”.

R., uno dei giovani inseriti, ha scelto tra le attività la cura del vigneto e la piccola manutenzione…sono passati i mesi, R. ha portato la sua famiglia a pranzo alle 5 Botti permettendole di conoscere il luogo in cui passava il suo tempo, ha acquisito autonomia, ha rafforzato le proprie capacità relazionali è ha costruito con quei luoghi e con la cooperativa un legame tanto da scegliere di passare a S. Venerina, al di fuori delle ore di tirocinio, parte del suo tempo.

R. si presenta al palmento, fa qualche carezza al cavallo, si siede tra i filari accanto alla saia e si gode le belle giornate, scambia qualche chiacchera con i soci che lavorano o che sono di passaggio, da una mano e poi torna a casa. R. si sente accolto ma libero, la sua famiglia sa dove trascorre le ore libere e lui è soddisfatto perché,  al di là del rimborso economico previsto, ha trovato un suo spazio di autonomia, un punto di riferimento.

 I tutor del progetto che accompagnano e sostengono i 7 tirocinanti si sono chiesti questa scelta non fosse legata ad una aspettativa di assunzione e stabilizzazione lavorativa (che non è da escludere!) e hanno chiesto un approfondimento ai i servizi sociali del DSM che settimanalmente incontrano il gruppo, affinchè si verificasse lo stato d’animo di R.; il Risultato? l’unica motivazione di R. è il piacere dell’autonomia, la possibilità di vivere in una dimensione alternativa alla casa. 

Il Metodo

Questa Storia è il risultato del metodo sistemico  ecologico adottato e diffuso dentro la Rete grazie al lavoro dell’ Ufficio dedicato “Povertà e politiche attive per il lavoro” , della presa in carico delle fragilità, dell’attenzione all’incidenza di diversi sistemi di appartenenza del soggetto (famiglia, amici, gruppo dei pari, lavoro, comunità locali,..).

Il punto di partenza resta l’analisi della domanda che viene effettuata utilizzando il metodo KSA basato su  indagine delle conoscenze (knowledge), del saper fare (Skills), delle Attitudini (abilities) = Matching mirato (attitudini e interessi- mansione adeguata). L’attenzione degli operatori delle imprese socie della Rete Sol.Co. è direzionata non solo al bisogno manifesto (il lavoro) ma approfondisce in maniera complessiva i bisogni latenti (autonomia, fiducia, accoglienza.).

L’altro elemento cardine è la relazione e il coinvolgimento dell’intero nucleo familiare, con un’azione di ascolto e di incremento della relazione fiduciaria con la famiglia e un rapporto costante e strutturato con gli altri attori che sostengono il ragazzo, Servizi sociali distrettuali e comunali, DSM.

Metodologia, impegno, vocazione, buona pratiche della cooperazione sociale costruiscono, in questa come nelle tante altre, i tasselli di quel welfare comunitario che Sol.Co in Sicilia continua a costruire.

#GoodJob!